PILLOLE DI FOTOGRAFIA: Daguerre e le origini della fotografia

Louis Daguerre

Louis Daguerre

Tratto da Wikipedia, un nuovo episodio della grande storia delle origini della Fotografia:

Louis-Jacques-Mandé Daguerre (Cormeilles-en-Parisis18 novembre 1787 – Bry-sur-Marne10 luglio 1851) è stato un artista e chimico francese, basco che è riconosciuto come l’inventore del processo fotografico chiamato dagherrotipo.

Pittore e scenografo teatrale sarà lui ad inventare a teatro l’utilizzo del diorama, una sorta di fondale dipinto con l’aiuto della camera oscura sulla quale venivano proiettate luci e colore di intensità diversa in modo da creare effetti molto particolari.

Aveva trascorso l’infanzia presso Orléans dove il padre era impiegato nella tenuta reale. Iniziò a lavorare presso lo scenografo dell’Opera di Parigi, facendosi così una notevole esperienza nel campo del disegno e della scenografia.

Dal 1824 inizia a fare esperimenti per riuscire a fissare l’immagine ottenuta attraverso la camera oscura. Inizia una corrispondenza con Joseph Niépce, sei anni dopo la cui morte riuscirà a mettere a punto la tecnica che prenderà il suo nome, la dagherrotipia. Questa sarà resa pubblica nel 1839 dallo scienziato François Arago in due distinte sedute pubbliche presso l’Académie des Sciences e dell’Académie des Beaux Arts.

L’invenzione, resa di pubblico dominio, frutterà all’autore una pensione vitalizia.

L’Atelier de l’artiste, un dagherrotipo del 1837

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PILLOLE DI FOTOGRAFIA: Joseph Nicéphore Niépce e l'invenzione della fotografia

Joseph Nicephore Niepce

Joseph Nicephore Niepce

Tratto da Wikipedia, questo stralcio è davvero interessante per capire le origini della Fotografia:

Joseph Nicéphore Niépce nasce nel 1765 a Chalon-sur-Saône da famiglia ricca e borghese. Dopo aver pensato di votarsi al sacerdozio, aver fatto parte delle armate rivoluzionarie si avvia ad una brillante carriera di inventore che lo porta (assieme al fratello Claude) a progettare un prototipo del motore a combustione interna, a studiare apparecchiature di propulsione dei natanti e di pompaggio delle acque.
Inizia ad interessarsi attivamente nel 1816, ai fenomeni della luce e della camera oscura, progetto che già nel 1797, durante un soggiorno a Cagliari lo aveva impegnato, almeno in una fase teorica.[1]
L’interesse per la produzione di immagini senza l’intervento dell’uomo gli venne dalla litografia: sperimentando diverse tecniche Niépce riesce ad ottenere, nel 1826, la prima immagine disegnata dalla luce (dopo aver steso uno strato di bitume di Giudea ridotto in polvere e disciolto in essenza di lavanda; la soluzione viene pennellata su una lamina di rame ricoperta d’argento e quindi fatta asciugare; lo strato di vernice fotosensibile viene esposto per qualche ora sul fondo di una camera oscura; successivamente la lamina viene immersa in un bagno di lavanda per dissolvere i frammenti che non hanno ricevuto la luce e così si ottiene l’immagine in negativo. Per il positivo occorre un contenitore con cristalli di iodio che formano depositi di ioduro d’argento; eliminando la vernice con l’alcool appare l’immagine fotografica vera e propria)[1] che definisce eliografia, la madre della moderna fotografia.
L’unico imprevisto e che il risultato del suo lavoro non è fissato e quindi si annerisce progressivamente al contatto con la luce. Il suo impegno è dedicato, in questi anni, al miglioraramento della nitidezza dell’immagine. Nel 1827, durante un viaggio a Parigi, conosce Daguerre e Lemaitre che in seguito diventeranno suoi collaboratori. Nel 1829 fonda con Daguerre un’associazione per il perfezionamento dei materiali fotosensibili. Muore tuttavia prima di vedere riconosciuta l’importanza delle sue ricerche a Saint Loup de Varenne nel 1833.

Daguerre continua da solo le ricerche che lo portano al dagherrotipo. La consacrazione della scoperta viene svolta il 19 agosto 1839 durante una seduta dell’”Accademia delle scienze”.”

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